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S. Messa di Pentecoste
Cattedrale di San Pietro, 27 maggio 2007


1. "Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?". La domanda esprime lo stupore di fronte ad un avvenimento: gli uomini ricominciano a capirsi; cessa la loro reciproca estraneità; si ricompone la loro disgregazione. Gli uomini non sono più tante isole autoreferenziali ed impermeabili.

Chi opera questa ricomposizione dei dispersi? Riascoltiamo la narrazione: "venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo … Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro, ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo".

La celebrazione della Pentecoste durante la quale accade l’avvenimento di cui stiamo parlando, ha una storia plurimillenaria. Essa viene istituita dal popolo ebraico come festa che faceva memoria dell’alleanza stipulata al Sinai fra Israele ed il Signore. Dio si era manifestato attraverso il vento ed il fuoco, ed aveva donato ad Israele la legge riassunta nelle Dieci parole o comandamenti. È con questo dono che giunge a compimento la liberazione dalla schiavitù egiziana: la libertà umana non è realizzazione conflittuale del proprio benessere, ma condivisione di un progetto di vita comune donatoci da Dio stesso. L’istruzione di Dio non limita né ancor meno abolisce la libertà dell’uomo, ma ne costituisce il vero e solido fondamento.

Quanto è accaduto a Gerusalemme "mentre il giorno di Pentecoste stava per finire", di cui noi stiamo facendo memoria, riprende e porta a compimento ciò che era accaduto al Sinai. Dio si rivela nel vento e nel fuoco non per stipulare la sua alleanza con un solo popolo, ma con ogni popolo; Dio rifonda l’unità del genere umano ponendo dentro al suo tribolato cammino un germe divino di unità, la Chiesa. Essa è "il sacramento [cioè: il segno efficace] dell’unità dell’uomo con Dio e degli uomini fra loro".

Lo Spirito Santo è la risposta alla sfida e al conflitto della diversità, perché Egli conduce l’uomo a Cristo: "egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto". Custodendo la memoria di Cristo nella Chiesa, il vento ed il fuoco dello Spirito Santo aiutano la Chiesa ad aprire le frontiere fra i popoli ed infrangere le barriere fra le classi e le razze. Oggi noi celebriamo la vera risposta al desiderio più profondo dell’uomo: vivere in una società vera, buona, giusta. Desiderio che non trova certo risposta né nell’omologazione di Stato né nella tolleranza relativistica.

2. Nella seconda lettura l’Apostolo, come avete sentito, non nasconde che la forza unificante deposta nella storia il giorno di Pentecoste, si scontra col permanere in essa della forza disgregante. L’una, la forza unificante, è indicata dalla parola "Spirito"; l’altra, la forza disgregante dalla parola "carne". È uno scontro, ci insegna l’Apostolo, che avviene in primo luogo nel cuore di ogni persona umana. Egli ci avverte: "così dunque fratelli noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivrete secondo la carne, voi morirete". E le opere di chi vive in questo modo sono "inimicizie, discordie, gelosie, dissensi, divisioni, fazioni, invidie" [Gal 5,19,21].

La contrapposizione poi – ci insegna l’Apostolo – tra la vita "secondo lo Spirito" e la vita "secondo la carne" genera un’ulteriore opposizione: quella della "vita" e della "morte".

Questo scontro non ha solo una dimensione soggettiva ed interiore, ma ha anche una dimensione oggettiva ed esteriore. La "vita secondo la carne" si concretizza anche come contenuto della cultura in cui viviamo, come ideologia e come programma di azione pubblica.

Dal giorno di Pentecoste l’uomo è posto dentro allo scontro fra una "cultura della vita" ed una "cultura della morte". Questo scontro oggi sta investendo gli stessi fondamenti delle nostre convivenze originarie: quella coniugale-familiare e quella politica. Sta mettendo in questione perfino le evidenze originarie della ragione a riguardo della natura della persona umana: la sua irriducibilità alla materia; la sua libertà ed il valore incondizionato della sua vita.

Miei cari fratelli e sorelle, noi oggi non commemoriamo semplicemente un avvenimento passato. Noi oggi preghiamo perché esso riaccada in mezzo a noi, nella nostra città, nella nostra Europa: "vieni, o Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli".

La presenza dello Spirito Santo nel cuore dell’uomo fa sì che questi possa ricomprendere in modo vero anche se stesso, la propria umanità, vincendo quell’auto-degradazione cui si sta condannando. "Egli vi insegnerà ogni cosa", ci ha detto Gesù.

In questo insegnamento lo Spirito ridona dignità all’uomo, poiché gli mostra la sua appartenenza a Cristo, ed in Lui l’elevazione a figlio di Dio. Gli rivela in questo la sua intera verità. È di questa "rivelazione" che l’uomo oggi ha soprattutto bisogno.