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Mercoledì delle Ceneri
Cattedrale di S. Pietro, 25 Febbraio 2009


1. Cari fratelli e sorelle, la celebrazione liturgica odierna è dominata da un rito solenne ed austero. Sul capo di ciascuno di noi verranno imposte delle ceneri, mentre ci verrà detto dal sacerdote: "ricordati, o uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai". È per questo che la giornata odierna viene chiamata "mercoledì delle ceneri".

Le parole che il sacerdote pronuncerà su ciascuno di noi, sono l’eco delle gravi parole che il Creatore disse ad Adamo, e in Adamo ad ogni persona umana, subito dopo il peccato: "polvere tu sei e in polvere tornerai" [Gen 3,19c]. La morte non è semplicemente una possibilità biologica, come è per ogni organismo vivente. Essa è l’esperienza di una fine senza ritorno, di una separazione definitiva dalla Vita.

Il sacro rito delle ceneri ci riporta dunque alla realtà originaria del peccato: a ciò che essenzialmente è ogni peccato. Esso è un atto della volontà libera mediante il quale l’uomo rifiuta l’obbedienza al suo Creatore, e perciò decide di rompere la sua Alleanza. Ma, come insegna il Concilio: "La creatura senza il Creatore svanisce … Anzi l’oblio di Dio priva di luce la creatura stessa" [Cost. past. Gaudium et spes 36]. È questa la nostra condizione reale, e la Chiesa questa sera ci esorta a non dimenticarlo mai: "ricordati o uomo".

La Chiesa oggi "vuole convincerci quanto al peccato" ricordandoci il mistero delle nostre origini ["sei polvere"], e quindi la verità del nostro essere creature in una totale dipendenza dal Creatore.

2. Ma la Chiesa medesima oggi non fa solo questo. Essa "vuole convincere l’uomo quanto al peccato", ma in relazione al sacrificio di Cristo trattato "da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio".

Ponendo il nostro peccato in relazione al sacrificio di Cristo, passiamo dalla considerazione del "mistero di iniquità" che abbonda in noi e nel mondo, al "mistero di pietà" che sovrabbonda in noi e nel mondo. Sovrabbonda, perché in forza dell’atto redentivo di Cristo noi possiamo diventare giustizia di Dio. E così nel giorno in cui la santa Chiesa ci invita ad iniziare un cammino di vera conversione, intende manifestare davanti al mondo e soprattutto nella profondità di ogni coscienza umana, che il peccato, il male non è una fatalità invincibile, ma è vinto mediante il sacrificio di Cristo sulla Croce.

L’apostolo Paolo, che abbiamo ascoltato nella seconda lettura, esprime con parole molto significative il valore del sacrificio di Cristo. Esso ha portato Cristo a condividere, benché assolutamente innocente, la nostra condizione di peccato perché noi potessimo condividere la giustizia di Dio.

Oggi la Chiesa annuncia pubblicamente il "mistero di iniquità" ed il "mistero della pietà" nella loro indissolubile connessione. Connessione che è stata costituita nel sacrificio di Cristo: trattato da peccato [ecco il "mistero di iniquità"], in nostro favore [ecco il "mistero della pietà"].

3. "Perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio". Nel sacrificio di Cristo è posta la possibilità di una nuova umanità, della rigenerazione della nostra persona. Nel vocabolario cristiano si chiama "conversione". Oggi noi iniziamo "un cammino di vera conversione".

Durante queste settimane di quaresima, dobbiamo uscire da noi stessi, dalla falsità cioè del nostro modo di essere, per entrare nel mistero redentivo di Cristo, che la Chiesa rende attuale nella sua Liturgia: entrarvi con tutto se stessi, appropriarsi della giustizia di Dio in Cristo Gesù.