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Apertura dell’Anno Accademico 2009-2010 dell’Università degli Studi di Bologna
S. Sigismondo, 24 novembre 2009


1. Cari amici, la pagina profetica ascoltata nella prima lettura è di singolare importanza.

La nostra inquietudine non si accontenta di cercare un senso nella nostra vita personale. Ma essa muove la nostra ragione a cercare un senso nella Storia umana nel suo complesso. Ed è stata la rivelazione biblica a seminare nel cuore umano questa ricerca, dal momento che essa, la rivelazione biblica, non ha una concezione circolare del tempo ma rettilinea. Il tempo, la Storia hanno una direzione, un senso appunto.

Quale? La prima lettura risponde a questa domanda, attraverso la metafora di una statua composta da vari metalli, e la metafora di una pietra che si stacca da una montagna e, urtando i piedi della statua, la distrugge completamente.

Il punto centrale dell’insegnamento profetico è quando il profeta dice che "il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto". La Storia non è abbandonata al gioco dell’incontro e dello scontro delle libertà degli uomini. In essa Dio interviene, e con un intervento che è definitivo. La Storia non è comprensibile rimanendo prigionieri di essa, ma il suo senso ultimo è posto da un’azione di Dio.

L’intervento di Dio nella Storia umana non è certamente facile da capire, ma ciò non significa che sia superfluo o contraddittorio.

Un testo paolino ci offre al riguardo un prezioso aiuto. Scrivendo ai cristiani della Galazia, l’apostolo dice: "quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da una donna … perché ricevessimo l’adozione a figli". Lo scorrere del tempo va nella direzione di un compimento, di una "pienezza" che coincide con l’incarnazione del Figlio unigenito. La pienezza del tempo, il centro della storia è Gesù, il Verbo fattosi uomo. Non a caso, ma a ragion veduta pertanto la storiografia cristiana ha ricominciato il computo degli anni della nascita di Gesù. La Storia non conosce che due grandi periodi: ante Christum natum – post Christum natum.

Confrontando la pagina profetica con il testo paolino giungiamo ad alcune conclusioni.

Lo scopo ultimo della Storia era la "praeparatio evangelica" e, giunta la pienezza del tempo, la realizzazione del progetto di Dio sull’uomo. Esso consiste nella unificazione di tutte le persone e di tutte le genti in Cristo. Questo evento di unificazione, che il profeta chiama regno di Dio, è la Chiesa. La soluzione dell’enigma della Storia è la Chiesa.

La Storia è percorsa e come abitata dalla convocazione di tutto e di tutti al Cristo; è, nella sua realtà più profonda, lo stringersi di tutto l’universo a Cristo. Ogni altro tentativo di unificazione – i quattro imperi di cui parla il profeta – è destinato a fallire.

2. Cari giovani amici, questa riflessione riguarda voi in modo particolare. Siete e sarete i protagonisti di quel fenomeno che sarà la vostra casa futura: la globalizzazione.

Quanto la parola di Dio ci ha insegnato, vi aiuta a vivere in questo fenomeno nel modo giusto.

In primo luogo, educatevi ad avere uno sguardo perspicace sugli avvenimenti, e non fermatevi alla loro superficie, evitando il pericolo del riduzionismo. L’interpretazione della globalizzazione in chiave socio-economica è corretta, ma non è completa.

È un fatto che è costituito da una interconnessione sempre più stretta fra singoli e popoli. Il superamento dei confini è un evento spirituale, culturale nei suoi effetti e nelle sue cause.

Cari giovani, questo è il mondo che vi aspetta. La fede cristiana e l’uso della vostra ragione vi devono offrire i criteri etici fondamentali per le vostre valutazioni.

Stiamo celebrando l’Eucaristia. Essa è il centro del cosmo e della Storia poiché è la presenza reale in mezzo a noi di Cristo.

Poniamoci sempre più profondamente in essa, e staremo dal "punto di vista adeguato" per capire il senso della Storia.