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DOMENICA XII PER ANNUM (B)
Mongardino, 21 giugno 2009


1. La nostra coscienza, cari fedeli, è ancora turbata dalla grande tragedia che ha colpito la regione dell但bruzzo. Abbiamo anche noi sentito in un qualche modo quanto sia fragile l置omo e la sua opera, esposto come è non raramente a forze che non può controllare.

Ebbene, la parola che il Signore rivolge a Giobbe e che abbiamo sentito nella prima lettura, vuole precisamente ricondurre l置omo alla verità del suo essere. E lo fa invitando l置omo a confrontarsi con una realtà che più di ogni altra può convincerlo della sua fragile piccolezza: la tempesta del mare.

In verità il confronto fra Dio e Giobbe avviene anche ad un livello più profondo. Considerando che non raramente nel mondo le cose vanno meglio ai disonesti che ai giusti, Giobbe era giunto alla conclusione che tutta la realtà fosse priva di senso. Aveva giudicato la creazione, cioè Dio stesso alla fine, e lo aveva condannato.

È in questo contesto più profondo che il Signore riconduce Giobbe semplicemente a se stesso: come può un uomo giudicare la creazione dal momento che non ne conosce il mistero ultimo?

Cari fratelli e sorelle, la divina Parola ascoltata nella prima lettura, se da una parte è una severa e giusta lezione di umiltà, dall誕ltra non risponde pienamente alla nostra domanda di senso.

Ma la luce piena ci viene dalla pagina evangelica, poiché anche in essa vediamo uomini in balia di forze incontrollabili. Ma accade qualcosa di nuovo. Prestate bene attenzione.

Sulla barca, in compagnia di uomini dominati dalla paura c定 Gesù. Nelle traversata che è la vita, l置omo è in compagnia di Dio stesso, che si è fatto uomo per vivere con l置omo. Ed Egli ha il potere di calmare vento e mare.

Cari fedeli, possiamo attraversare ogni genere di tribolazioni, ma chi crede non è mai solo. Possiamo anche essere insidiati dai dubbi più radicali, come Giobbe, ma sulla nostra fragile imbarcazione c定 il Signore stesso. È per questo che all段nizio di questa celebrazione abbiamo detto al Padre che è nei cieli: ォtu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amoreサ.

Ecco, questo è 妬l punto: la roccia dell誕more che Dio sente per noi. Roccia, cioè un amore sicuro, fedele, eterno. Se noi mediante la fede, stabiliamo la nostra persona sulla certezza di questo amore, non saremo mai privati della guida del Signore. Avviene un miracolo: la solidità del Signore è comunicata all置omo, poiché ォchi confida nel Signore, è come il monte Sion: è stabile, non vacilla in eternoサ.

2. Cari fedeli, il Vescovo è venuto a visitarvi per confermarvi nella vostra fede: perché siate sempre fondati sulla roccia dell誕more che Dio ha per voi.

Nutrite dunque la vostra fede colla docilità alla predicazione della Chiesa. Educate in essa i vostri figli. La traversata della vita è ben più sicura se sulla nostra barca c定 il Signore.