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SOLENNITÀ DI SAN GIUSEPPE
19 marzo 2009
(eng.)


1. "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". Cari fratelli e sorelle, queste parole del S. Vangelo ci rivelano la verità intera su Giuseppe, e sulla sua vocazione.

Questo testo può ben essere considerato l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, e può essere messo a confronto con l’annuncio dell’angelo a Maria. La madre del Signore viene introdotta in modo unico nel mistero della nostra salvezza, come colei che doveva divenire la madre del redentore. Giuseppe viene introdotto nel mistero della nostra salvezza entrando nel mistero della divina maternità di Maria. Egli è stato predestinato ad essere lo sposo di Maria, e quindi a svolgere tutti i compiti di un padre terreno nei confronti del Figlio "concepito per opera dello Spirito Santo".

"Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa".

Queste divine parole ci introducono dentro alla coscienza, all’interiorità di Giuseppe. A questo livello la fede di Maria si incrocia colla fede di Giuseppe. Il Concilio Vaticano II insegna: "A Dio che rivela è dovuta "l’obbedienza della fede", per la quale l’uomo si abbandona totalmente e liberamente a Dio, prestandogli il "pieno ossequio dell’intelletto e della volontà" e assentendo volontariamente alla rivelazione da lui fatta" [Cost. dogm. Dei Verbum 5; EV 1/877]. Pur trovandosi di fronte all’evento più imprevedibile e nient’affatto a misura della sua ragione umana, Giuseppe "fece come gli aveva ordinato l’angelo". Egli si abbandona totalmente e liberamente a Dio, ritenendo, con volontario ossequio della intelligenza, vero quanto l’angelo gli aveva rivelato. Questa, miei cari è la fede, senza della quale è impossibile piacere a Dio. Essa è veramente fondamento e radice di ogni nostra giustificazione.

La conseguenza di questo atto di fede è che Giuseppe "prese con sé la sua sposa". Egli diventa con Maria il primo depositario del mistero "nascosto da secoli nella mente di Dio" [cfr. Ef 3,9]. E diventa il custode degli inizi della sua realizzazione storica.

"Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù". Cari fratelli e sorelle, l’imposizione del nome al Figlio di Maria viene fatta da Giuseppe. Non è un particolare di poca importanza. Imponendo il nome, Giuseppe dichiara la propria legale paternità su Gesù. Egli è chiamato a servire la persona e la missione di Gesù esercitando la missione di padre. Questa dimensione della figura di Giuseppe è particolarmente sottolineata nella Liturgia. Essa ricorda che "alla premurosa custodia di S. Giuseppe [sono stati affidati] gli inizi della redenzione"; e che "Dio lo ha messo a capo della sua famiglia, come servo fedele e prudente, affinché custodisse come padre il suo Figlio unigenito".

2. Cari fratelli e sorelle, quale insegnamento può venire a noi dalla meditazione sulla figura di S. Giuseppe? Mi limito a richiamarne almeno due.

- È un fatto che dona molta materia di riflessione: la S. Scrittura non riferisce nessuna parola di Giuseppe. È l’uomo del silenzio. Tutti i grandi santi hanno visto in Giuseppe un luminoso esempio di vita interiore. Che egli ci insegni questa capacità di ascoltare, meditare ciò che ci dice il Signore.

- I sommi Pontefici dei tempi moderni – dal beato Pio IX fino al servo di Dio Giovanni Paolo II – hanno raccomandato la Santa Chiesa alla protezione di Giuseppe. Non si tratta di un peregrino gesto di devozione. Giuseppe ha custodito in ogni evento la santa Famiglia di Nazareth. È giusto dunque pensare che egli copra e difenda col suo celeste patrocinio la Chiesa di Cristo.

Anche oggi abbiamo tanti motivi per pregarlo: "come un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità". Amen.