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Solennità di Pasqua
Cattedrale, 12 aprile 2009


1. "Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono olii aromatici per andar ad imbalsamare Gesù". Cari fratelli e sorelle, le tre donne avevano visto Gesù morire sulla croce; avevano visto dove era stato deposto il suo corpo crocifisso e morto. Esse quindi vanno alla tomba, senza alcun dubbio di poter svolgere la pietosa opera di imbalsamazione del cadavere. L’unica difficoltà che vedono, è di rimuovere il masso dall’ingresso del sepolcro.

Ma tutto il progetto delle donne viene sconvolto da ciò che un angelo notifica loro: "Voi cercate Gesù Nazareno, il Crocifisso. È risorto, non è qui". Di fronte a questa notizia e alla costatazione del sepolcro vuoto quelle donne sono prese dalla paura. Era la prima volta che orecchio umano udiva una tale notizia. Era la prima volta che Dio si rivelava in un Crocifisso risorto.

Cari fratelli e sorelle, tutta questa pagina evangelica si regge su questo "scontro" o "discontinuità" fra i pensieri dell’uomo e la rivelazione divina; sullo "scontro" fra l’incapacità dell’uomo di pensare possibile un’ "oltre la morte" e la novità di Dio che vince anche la morte. E non è forse questa la condizione dell’uomo di oggi? Non è l’uomo anche oggi rassegnato a porre fine alle sue speranze dentro la tomba? "Anche la Speme ultima Dea fugge i sepolcri", scrive il poeta.

Cari fedeli, l’annuncio dell’angelo alle donne - "È risorto, non è qui" - libera l’uomo dalla misura limitata della sua speranza. La Pasqua è la risposta di Dio alla domanda dell’uomo: "ma, alla fine, che cosa ho il diritto di sperare?".

Per comprendere più profondamente la risposta pasquale, dobbiamo fare alcune brevi considerazioni sulla nostra condizione.

Cari fratelli e sorelle, ciò che mette veramente a rischio l’uomo, in pericolo la sua umanità, è alla fine l’uomo stesso. Mi spiego.

Non c’è nessun dubbio che scienza e tecnica contribuiscano al bene della persona umana, ma solo uno stolto entusiasmo per le medesime può far dimenticare che scienza e tecnica possono essere usate dall’uomo anche per la distruzione dell’uomo.

Si ritiene da parte di molti che la difesa dell’uomo dall’uomo sia opera di una saggia regolamentazione delle libertà individuali, che democraticamente istituita consentirà una buona vita umana.

Senza negare l’importanza di tutto questo, poiché l’uomo comunque resta libero, resta sempre capace anche di male, di ogni male. Pensare, alla fine, che il regno del bene possa consolidarsi definitivamente, è una vacua speranza. Siamo appena usciti da un secolo che ha visto i lager nazisti e i gulag comunisti. E questo dovrebbe bastare per immunizzarci da ogni illusoria utopia.

Di che cosa allora abbiamo veramente bisogno per potere realisticamente sperare? Oppure alla fine dobbiamo, come le tre donne del Vangelo, camminare sempre e solo verso un sepolcro? Cari fratelli e sorelle, l’annuncio pasquale è la riposta a queste domande.

2. "Fratelli, se siete risorti con Cristo", ci ha detto l’Apostolo. Con questa parole egli suggerisce che la risurrezione di Gesù è un fatto che non riguarda solo Cristo, ma è anche una possibilità reale offerta all’uomo. Vicino alla tomba vuota risuona l’annuncio dell’angelo, che ancora oggi continua nella predicazione della Chiesa. È questo annuncio che cambia l’orientamento del cammino della vita. Ci dice che Cristo non va cercato nel sepolcro: "egli vi precede in Galilea; là lo vedrete". La Chiesa, mediante la predicazione del Vangelo ed i santi Sacramenti, offre all’uomo la possibilità di partecipare fin da ora alla stessa vita immortale del Risorto.

Se accogliamo nella fede l’annuncio pasquale, noi prendiamo coscienza di una Presenza, quella del Signore risorto, che ha la forza e ci dona la certezza di raggiungere ciò per cui siamo fatti; e rende ragionevole la nostra speranza.

Dall’unione di Cristo risorto con l’uomo, operata dalla fede e dai sacramenti, nasce "l’uomo nuovo", chiamato a partecipare alla vita di Dio. Questa unione è la vera forza dell’uomo, che lo trasforma nella sua umanità inserendovi un principio di vita nuova che non svanisce, ma che dura per la vita eterna [cfr. Gv 4,14].

La vera grande speranza dell’uomo, che attraversa tutte le "valli oscure" della sua vita, è Cristo risorto con cui la fede e i sacramenti ci pongono in relazione.

Che cosa ho il diritto di sperare si chiede ogni uomo pensoso del suo destino. Al di sopra e dentro a tutti gli enigmi, le incognite, i conflitti che accompagnano la "sorte umana", opera già la forza rinnovatrice del Signore risorto. Se il cammino della vicenda umana conduce come quello delle donne ad un sepolcro, è possibile per noi oggi incontrare il Cristo risorto che ci assicura: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me … non morirà in eterno" [Gv 11,25]. Poiché la fede nel Risorto pone già in noi il seme della vita vera. Essa è già "la sostanza delle cose sperate".

Cari fratelli e sorelle, ma sulla via riaperta dal Risorto e dalla fede in Lui, è caduto un macigno immenso, che sembra averla sbarrata nuovamente.

Siamo stati testimoni in questi giorni di un evento – il terremoto a L’Aquila – che ci ha talmente feriti nell’intimo, da non poter tacere: di fronte ad una città distrutta, di fronte ad un popolo disperso e sradicato da ciò che aveva di più caro, e tutto questo in una manciata di secondi, che senso ha l’annuncio pasquale? Anche su quelle macerie, su quei volti feriti la Chiesa oggi celebra la Pasqua.

Alla fine, fratelli e sorelle, la Pasqua è proprio questo: la Presenza di Cristo, che si testimonia nella carità di una nazione intera. Se custodiamo questa Presenza, tutto può risorgere: anche la speranza in chi ha perso tutto.