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Ordinazioni diaconali
Cattedrale di San Pietro, 10 ottobre 2009


1. L’episodio evangelico narra la storia della vostra vocazione, cari ordinandi, e costituisce come il paradigma di ogni vita cristiana.

L’incontro con Gesù nasce da una domanda che l’uomo, ogni uomo vero, ha nel suo cuore: "che cosa devo fare per avere la vita eterna?". È la domanda di chi chiede: come posso vivere una vita vera, una vita buona, mai più insidiata dalla morte e dal non senso? Anzi chiamare – come fa la Scrittura – tale vita vita eterna, ha un senso profondo. Solo se la vita è partecipazione alla vita stessa di Dio, è vera vita come l’uomo desidera.

L’incontro con Gesù nasce solo se, solo quando questa domanda di senso e di vita, è rivolta a Gesù. Perché o Gesù è risposta adeguata a questa domanda, ed allora l’esperienza cristiana è umanamente significativa; ma se Gesù, alla fine, non è ritenuto in grado di intercettare le esigenze più profonde dell’uomo, allora il cristianesimo è qualcosa di estraneo ai nostri destini. È a lui che il giovane del Vangelo rivolge la domanda.

La risposta di Gesù è per le nostre orecchie – per le orecchie dell’uomo di oggi – sconcertante: "Tu conosci i comandamenti: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre". Perché sconcertante? Poiché in sostanza Gesù dice: "la via per raggiungere una vita vera, buona, è una sola: osserva i dieci comandamenti".

Cari diaconandi, cari fratelli, desidero richiamare la vostra attenzione su questo punto. L’uomo che desidera vivere bene, non deve ultimamente affidarsi alla sua sapienza, alla progettazione autonoma della sua vita. Dio si è preso cura di lui, e gli ha indicato nella sua santa Legge la vera via della felicità. I comandamenti di Dio indicano quale è la vera realizzazione della nostra umanità.

Ma l’incontro con Gesù nella fede non si esaurisce nell’indicazione dei comandamenti come via alla vita. La proposta cristiana non si riduce alla legge morale. Né coincide con i dettami di una retta ragione. Che cosa è di più? È la persona di Gesù, non una legge morale più perfetta. Che cosa ha di incomparabilmente proprio la proposta cristiana? Di aderire alla persona di Gesù: di condividere la sua vita e il suo destino. Mediante la fede, Cristo abita nel cuore del credente [Cf. Ef 3,17], e così il discepolo viene configurato a Lui, e vive in Lui come Lui.

"Vieni e seguimi", dice Gesù all’uomo che cerca la vera vita; all’uomo che non si accontenta dei beni limitati, ma vuole il Bene sommo ed eterno.

2. Cari ordinandi, sono sicuro che questa pagina evangelica ha una particolare risonanza questa sera nel vostro cuore.

Cristo vi ha già donato ciò che è "impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio": seguire Gesù. E voi in risposta a questo dono, fra poco direte di voler amare e seguire Gesù con cuore indiviso, promettendo solennemente da questa sera in poi la castità verginale perpetua.

Che cosa vi mancava fino a questa sera? Di essere collocati per sempre in questa relazione sponsale unica con Cristo. Questo è il frutto di una elezione divina; è frutto della presenza permanente dello Spirito che fra poco vi sarà donato mediante l’imposizione delle mani; è frutto della risposta data dalla vostra libertà.

Lo stesso Spirito scriverà ancora più profondamente la legge di Dio nel vostro cuore. Quale legge? Avrete badato che Gesù, nel richiamare il decalogo, esemplifica solo con i precetti della seconda tavola! Quelli riguardanti i rapporti col prossimo. Perché, come ci insegna l’Apostolo, "chi ama il suo prossimo ha adempiuto la legge" [Rm 13,8].

La perfezione della persona consiste nella capacità di donare se stessi: il dono di sé è il vertice della libertà.

Cari diaconi, Gesù questa sera vi unisce a sé per sempre nel santo celibato, perché voi siate nel mondo il sacramento vivente del suo amore per l’uomo.

Se volete essere perfetti, se volete vivere una vera vita, entrate dunque con tutto voi stessi nel cuore di Cristo; appropriatevi di tutta la realtà della sua passione redentiva per l’uomo; e da questa sera ritroverete pienamente la grandezza, la dignità, e il valore proprio della vostra umanità. Fra chi segue Gesù, "non c’è nessuno che non riceva qui, al presente, cento volte tanto".