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Comitato "Cardinale Carlo Caffarra"


Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
S. Petronio, 8 dicembre 2008


1. La parola di Dio appena proclamata, cari fedeli, ci presenta la figura di due donne: Eva nella prima lettura, e Maria nella pagina evangelica.

Anche all’ascoltatore meno attento non è difficile cogliere che l’una è contrapposta all’altra. Nel senso che la prima, Eva, ha pensato essere bene per sé e per l’uomo a cui era stata posta accanto, disobbedire al Signore; la seconda, Maria, definisce al contrario se stessa come "la serva del Signore".

Questa prima constatazione ci introduce in una considerazione più profonda: le due donne incarnano due modi radicalmente opposti di pensare e di esercitare la propria libertà. Eva e Maria propongono oggi due esperienze contrarie di libertà.

Cari fratelli e sorelle, fermiamoci un momento a riflettere su questo punto, perché esso è il cuore del dramma umano: di ogni singola persona e dell’umanità nel suo insieme. Che cosa significa essere veramente liberi? Quando siamo veramente liberi? Due sono le risposte possibili: la risposta di Eva e la risposta di Maria.

La risposta di Eva. "Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?", le dice il Signore Dio. Che comandamento era stato dato alla donna e all’uomo? Quello di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Cioè: di non aspirare a godere di un’autonomia morale assoluta; di non aspirare all’impossibile: diventar come Dio non riconoscendo più come vera e buona la Legge divina. Essere liberi per Eva significa non semplicemente poter scegliere fra bene e male, ma poter decidere ciò che è bene e ciò è male.

La risposta di Maria. "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". Ella non progetta autonomamente la sua vita. La pone sotto la Parola di Dio. Pensa e vive la sua libertà come disponibilità al progetto di Dio su se stessa.

Queste due possibili e contrarie risposte che oggi vediamo in Eva e Maria, non rimangono chiuse all’interiorità delle singole persone. Esse hanno dato origine – possono dare origine – a due civiltà. A due culture diverse: la civiltà costruita "sull’uomo immagine di Dio" e la civiltà costruita sull’uomo "senza Dio".

" I primi, ritengono che l'ubbidienza a Dio sia la sorgente della vera libertà, che non è mai libertà arbitraria e senza scopo, ma libertà per la verità e il bene, due grandezze che si situano sempre al di là della capacità degli uomini di appropriarsene completamente… Il secondo atteggiamento è quello che, avendo soppresso ogni subordinazione della creatura a Dio, o a un ordine trascendente della verità e del bene, considera l'uomo in se stesso come il principio e la fine di tutte le cose, e la società, con le sue leggi, le sue norme, le sue realizzazioni, come sua opera assolutamente sovrana". [Giovanni Paolo II, Discorso al Parlamento Europeo 11 ottobre 1988, nn. 7-8].

2. La celebrazione odierna, colla seconda lettura appena ascoltata, ci invita anche a pensieri ancora più profondi.

La pagina biblica ci svela i pensieri di Dio sull’uomo. L’uomo, ogni uomo, è un "eletto"; è un "predestinato": predestinato ad essere come figlio adottivo partecipe della stessa gloria e vita di Dio. Un progetto questo che si compie in Cristo e mediante Cristo. È Cristo dunque il centro della storia e del cosmo. Il tentativo dell’uomo di costruire un universo diverso da quello progettato da Dio, è già vinto in radice dall’atto redentivo di Cristo.

Ora nella nostra meditazione sulla Parola di Dio siamo giunti alla radice della libertà di Maria, alla radice del suo "sì"; è la grazia di Cristo, che fa essere Maria, fin dal primo istante del suo concepimento, nuova creatura. Liberandola da ogni macchia di peccato originale, la grazia di Cristo ha segnato in lei l’inizio della vera liberazione dell’uomo. La grazia di Cristo "la rende più giovane del peccato, più giovane della razza da cui discende" [G. Bernanos]: riporta in lei la nostra umanità alla sua purezza e bellezza originaria.

Ma anche ciascuno di noi è stato predestinato ad essere come figlio partecipe della stessa vita di Dio per mezzo di Gesù Cristo. La grazia del Redentore ci fa passare dalla schiavitù cui ci conduce la nostra autonomia alla libertà che è frutto dell’obbedienza al Signore.

Di questa grazia noi oggi celebriamo la gloria che risplende in Maria, concepita senza peccato originale.

Ma questo è anche il giorno in cui ciascuno di noi scoprendo in se stesso la sua elezione in Cristo ed, in Lui, la sua elevazione a Figlio di Dio, comprende meglio anche il senso e la dignità della sua persona e della sua libertà.