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40° anniversario della morte del Servo di Dio don Olinto Marella
San Lazzaro, 6 settembre 2009


1. Cari fratelli e sorelle, la parola di Dio che ci viene oggi donata nella prima lettura e nella pagina evangelica, è la rivelazione della cura che Dio si prende dell’uomo bisognoso.

È particolarmente illuminante questa parola, nel giorno in cui facciamo memoria del 40.mo anniversario della morte del Servo di Dio Olinto Marella, grande testimone della carità.

È Gesù la rivelazione di Dio che si prende cura di ogni sofferente. La pagina evangelica ci mostra questa predilezione del Signore. Ogni particolare del racconto evangelico è significativo.

Gesù si trova "in pieno territorio della Decapoli". Era un territorio pagano. La misericordia del Signore non ha confini, e non fa eccezioni di persone. Ogni persona è ai suoi occhi preziosa.

Gesù guarisce un sordomuto. Cari fratelli e sorelle, questa guarigione ha un significato molto profondo. Il mezzo fondamentale attraverso cui si istituiscono le relazioni fra le persone è la parola. È parlando e ascoltando che si generano i rapporti sociali. La loquela e l’udito sono i due grandi veicoli della comunicazione.

La mutevolezza e la sordità rendono impossibile la comunicazione, e quindi introducono la persona colpita nel deserto della solitudine. Viene come disintegrato ed emarginato dal consorzio sociale.

Cari fratelli e sorelle: quanta solitudine, quanta emarginazione nella società di oggi! È questa la povertà più grande che possa colpire una persona: la solitudine, l’estraneità.

In fondo, il Servo di Dio don Olinto Marella colla sua opera, colla sua vita ha voluto precisamente liberare ogni persona sola, e quindi abbandonata a se stessa, dalla sua emarginazione.

Gesù guarisce il sordo-muto. La guarigione fisica è il segno di una guarigione ben più profonda: è il simbolo della sua stessa opera redentiva.

L’atto redentivo di Cristo infatti si propose di ricostruire l’unità delle persone umane: con Dio e fra di loro. Il frutto dell’opera redentiva di Cristo è la Chiesa. E la Chiesa è l’unità in Cristo di ogni persona che abbia creduto al Vangelo: di ogni persona, anche di chi abita "in pieno territorio della Decapoli".

C’è poi anche un altro particolare, troppo importante per essere tralasciato. Gesù compie il miracolo compiendo dei gesti fisici, toccando fisicamente il sordo-muto: "gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua". Cari fratelli e sorelle, l’esperienza cristiana ha una dimensione sacramentale. È mediante gesti semplici, visibili, servendosi di cose materiali che Cristo opera la nostra redenzione.

Dunque, cari amici, la parola di Dio oggi è la manifestazione della grande opera del suo amore: liberarci dalla nostra solitudine; introdurci nella sua famiglia, la Chiesa; ricostruire la vera unità fra noi.

2. La seconda lettura ci istruisce sulle conseguenze pratiche di questo dono che ci è stato fatto. La grazia che ci è stata concessa diventa compito e missione da compiere.

Il principio pratico è enunciato in un modo molto semplice e chiaro: "non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo". Cioè: credere in Gesù e non trattare tutti con uguale rispetto, sono due attitudini che non possono stare assieme.

L’opera e la testimonianza del Servo di Dio don Olinto Marella è stata esemplare al riguardo.

Cari fratelli e sorelle, nella prima lettura abbiamo ascoltato la voce del profeta: "… scaturiranno acque nel deserto; scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua".

I santi della carità sono le acque che scaturiscono nel deserto delle nostre solitudini. Sono i torrenti che scorrono nella steppa del nostro egoismo. Là dove la terra dei rapporti umani era bruciata dall’oppressione, dall’emarginazione, il santo della carità fa scaturire sorgenti d’acqua. È la "carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone … la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera" [Lett. Enc. Caritas in veritate 1,1].