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Comitato "Cardinale Carlo Caffarra"


S. Messa in occasione della Festa di S. Barbara
Caserma Viali, 3 dicembre 2007


1. Nelle tre letture appena ascoltate ricorre un tema comune. È il tema delle difficoltà che incontra chi vuol vivere secondo giustizia e seguire Cristo.

La prima lettura annota che "agli occhi degli uomini [i giusti] subiscono castighi". Nella seconda lettura l’apostolo Paolo scrivendo al suo discepolo Timoteo gli ricorda, "tu sai bene quali persecuzioni ho sofferto", e riconosce che il discepolo lo ha "seguito da vicino … nelle persecuzioni, nelle sofferenze". Il santo Vangelo poi parla di un "rinnegamento di se stesso", di "prendere la croce ogni giorno".

Questo grande insegnamento biblico ci rammenta un dato di fatto, assai enigmatico ma non per questo meno reale: in questo mondo l’esercizio della virtù della giustizia incontra difficoltà, persecuzioni, ed anche la morte. Non raramente, l’uomo è posto nella necessità di subire l’ingiustizia piuttosto che compierla.

Non a caso la riflessione etica razionale, fin dalle origini, ha individuato nella virtù della fortezza una delle condizioni fondamentali di una vita buona. S. Tommaso scrive che una delle cause che distolgono la libertà umana dall’agire con rettitudine è la difficoltà che comportano le scelte rette. È la virtù della fortezza ad impedire alla persona di tradire la propria coscienza a causa della paura.

2. "Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà". La prima grande motivazione che la parola di Dio adduce a conforto dell’agire retto anche nelle difficoltà più gravi, è enunciata nelle suddette parole.

Cari amici, qui si enuncia una profonda verità, di grande importanza per la nostra vita. Dio è giustizia e non può non difendere chi agisce con giustizia. "Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità. In cambio di una breve pena, riceveranno grandi benefici", poiché "coloro che gli sono fedeli, vivranno presso di Lui". Non esiste nessuna spugna che cancelli la distinzione fra bene e male, fra giustizia ed ingiustizia, né presso Dio vivrà indistintamente il carnefice e la vittima. È questo il contenuto essenziale della verità di fede che professiamo nel Credo quando diciamo che il Signore "verrà a giudicare i vivi e i morti" [cfr. Lett. Enc. Spe salvi 44].

"Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con Lui; se con Lui perseveriamo, con Lui anche regneremo". È questa l’altra ed ancora più profonda motivazione che la parola di Dio adduce a conforto dell’agire retto anche nelle difficoltà più gravi.

Esiste nel credente una misteriosa ma reale partecipazione alla sofferenza di Cristo, il Giusto perseguitato e messo a morte. Si svela una grande prospettiva. La sofferenza per la giustizia si inserisce nella grande sofferenza che ci ha giustificati tutti, quella di Cristo. In questo modo si va costituendo quel "tesoro di com-passione" che costituisce una delle ricchezze più preziose dell’umanità, dilapidando la quale è l’uomo stesso ad essere distrutto nella sua dignità. Come ci ha insegnato in questi giorni Benedetto XVI.

3. Cari amici, non ho dimenticato neppure un momento che sto parlando a militari; che tutto quanto ho detto, ha un significato particolare per voi.

Il servizio militare, soprattutto in situazioni particolari, esige quella virtù della fortezza che può giungere fino a rendere giusto l’uso della forza. La scriminante infatti fra violenza e fortezza, è la giustizia che assicura la pace: chi agisce con giustizia non è mai violento, anche quando ricorre alla forza, perché custodisce la tranquillità dell’ordine, in cui consiste la pace.

Anche recentemente le Forze Armate hanno avuto un eroe che ha dato la vita per il suo servizio ad un paese martoriato. Altri lo avevano preceduto. Mentre ne facciamo memoria, chiediamo al "Dio forte ed immortale" che ci custodisca sempre nella fortezza di chi è fedele al bene, e di chi compartecipa alla passione di Cristo.