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Presentazione al tempio di Nostro Signore Gesù Cristo
Cattedrale, 2 febbraio 2009


1. "Purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia". Cari fedeli, cari consacrati e consacrate, la Chiesa celebra oggi il compimento dell’antica profezia. È il Signore stesso, neonato bambino, che entra nel suo tempio, e mediante l’offerta che di Lui fanno Maria e Giuseppe, ha inizio il culto vero "in Spirito e Verità".

In forza di questa offerta anche noi siamo resi capaci di "offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia": un’offerta gradita al Signore. E l’oblazione che possiamo fare al Signore siamo noi stessi, la nostra persona. È questa per altro la grazia che abbiamo chiesto al Padre come frutto della nostra celebrazione: "di essere presentati a Lui pienamente rinnovati nello spirito".

Il rapporto fra l’offerta di Gesù e la nostra offerta viene profondamente illuminato nella seconda lettura, desunta dalla lettera agli Ebrei. In essa ci viene presentato il nuovo ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza non separato dai suoi fratelli che rappresenta davanti al Padre. Poiché questi "hanno in comune il sangue e la carne, anche Gesù ne è diventato partecipe". In ragione di questa intima partecipazione alla nostra condizione e natura umana, "è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova". Nel sacrificio del suo corpo e del suo sangue, Gesù ha introdotto con Se stesso ciascuno di noi alla presenza del Padre: con Cristo ed in Cristo siamo presentati al Padre "pienamente rinnovati nello spirito".

La prima persona associata a Gesù è stata sua Madre, come risulta chiaramente dalla profezia di Simeone. La pagina evangelica ce la mostra nell’atto di offrire il Figlio. Questi è sicuramente la "gloria del suo popolo Israele", ma anche "segno di contraddizione". Anche Maria sarà trafitta da una spada nella sua anima, mostrando così come la sua cooperazione all’opera della salvezza non si è limitata al momento dell’incarnazione del Verbo, ma si è continuata nella sua associazione all’offerta del Figlio.

2. Cari fedeli, oggi la Chiesa celebra la Giornata della vita consacrata. Nella luce dell’offerta che Cristo fa di Se stesso, nella luce della sua Madre associata all’offerta, la Chiesa contempla oggi il dono che voi, cari consacrati e consacrate, fate della vostra persona: il dono di Gesù genera il dono di Maria ed il vostro dono.

La Chiesa oggi ringrazia il suo Signore del carisma inestimabile della consacrazione religiosa. Essa mostra quotidianamente al mondo la potenza redentiva di Cristo, che rende uomini e donne capaci di fare della propria persona e della propria vita un dono senza limiti. Il Concilio Vaticano II ha detto la verità più profonda sull’uomo, quando ha insegnato che "l’uomo, il quale è in terra la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa, non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé" [Cost. past. Gaudium et spes 24,3; EV1/1395]. Voi siete, cari consacrati e consacrate, la realizzazione più perfetta di questa verità. La vostra vita infatti trova nel dono la propria ed unica interpretazione vera: dono di voi stessi a Cristo esclusivamente e quindi inclusivamente ad ogni persona umana.

L’auto-donazione ha una sola radice che la sostiene e la vivifica quotidianamente: l’amore. Cari consacrati e consacrate, tutto quanto le vostre Regole e Costituzioni vi chiedono, ha una sola ragione d’essere ed un solo scopo: la perfezione dell’amore. La vostra sarà un’esistenza riuscita nella misura in cui saprete amare.

Mi piace dunque concludere con le parole che Caterina da Siena scrisse ad una religiosa: "Sai, dilettissima mia figliuola, che la sposa, quando va dinanzi allo sposo, s’adorna e si veste; e singolarmente s’adorna e pone il color vermiglio, per piacere allo sposo suo: così voglio che facci tu: che tu abbi in te il vestimento della carità, senza il quale vestimento non potrai andare alle nozze… Altro non dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio" [Le Lettere, Ed. Paoline, Milano 1987, pag. 1066-1067].