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Comitato "Cardinale Carlo Caffarra"


DIACONO E SERVIZIO ALLA PAROLA DI DIO
8 gennaio 2005


È per me motivo di grande gioia poter finalmente incontrare i Diaconi della nostra Chiesa, dono prezioso che lo Spirito Santo ha fatto alle nostre comunità cristiane.

Mi avete chiesto di offrivi alcuni spunti di riflessione sul vostro servizio alla Parola di Dio. Cosa che ora cercherò di fare scandendo il mio dire in tre tempi in corrispondenza ai tre termini che formulano il tema: parola di Dio (1) , servizio (2), diacono (3). Penso che questo sia un buon metodo per collocarvi dentro a quel "servizio o ministero della Parola" che la Chiesa è chiamata a svolgere. Il testo di riferimento in questa mia semplice riflessione sarà la Cost. dogm. Dei Verbum del Vaticano II.

1. "Piacque a Dio, nella sua bontà e sapienza, rivelare Se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della natura divina (cf. Ef 2,18; 2Pt 1,4)" [2; EV 1/873].

Questo testo conciliare è la sintesi e il fondamento di tutto quanto io dirò.

Al centro sta "il mistero della volontà" di Dio, la sua decisione cioè di comunicare Se stesso all’uomo per mezzo del Verbo incarnato. È questa decisione la ragione che spiega tutta la realtà creata; di tutto ciò che esiste essa è l’intima intelligibilità.

La realizzazione di questo "mistero della sua volontà", di questo progetto di Dio implicava necessariamente che Dio ne parlasse all’uomo: glielo rivelasse. La ragione è molto semplice: l’uomo è una persona, un soggetto libero ed intelligente; non può vivere il suo rapporto con Dio se non intelligentemente e liberamente. Intelligentemente significa che deve conoscere ciò a cui è chiamato.

Fermiamoci un momento a fare ora una considerazione di enorme importanza, che deriva da quanto ho detto finora. Dio rivela Se stesso ed il mistero della sua volontà non semplicemente donando all’uomo la conoscenza di questo stesso mistero, ma lo rivela realizzandolo. La Rivelazione di Dio è parola ed avvenimento: la parola fa conoscere ciò che accade, e l’avvenimento realizza ciò che la parola dice. "Questa economia della rivelazione" insegna la Dei Verbum "avviene con avvenimenti e parola tra loro intimamente connessi [intrinsice inter se connexis]" [ibid]. È una parola efficace: compie ciò che dice. È una parola viva: fa accadere una storia. Non approfondisco ulteriormente questo punto. Lo riprenderemo più avanti.

Mi preme sottolineare ora una verità. Quando dico "parola di Dio" connoto non in primo luogo un libro. Connoto Dio stesso nell’atto di realizzare il mistero della sua volontà: atto che è parola e auto-donazione. "La Parola di Dio non è … soltanto annuncio e promessa, non è soltanto la parola onde Dio chiana l’uomo, è invece Dio stesso in quanto effettivamente si dona, è la Persona di Dio che finalmente si dà. E Dio, nel compimento di quell’alleanza che è veramente l’unione nuziale onde Egli e l’uomo si danno in reciproco possesso, sussisterà nella stessa natura umana e si chiamerà Gesù. La Parola non sarà più un linguaggio divino, ma sarà la Persona sussistente del Verbo che ha posto le sue tende fra noi" [D. Barsotti, Il Mistero cristiano e la parola di Dio, LEF Firenze s.d., pag. 31; sott. mie]. La Parola di Dio è Gesù stesso. Il già citato n°2 della Dei Verbum conclude: "La profonda verità, sia su Dio sia sulla salvezza dell’uomo per messo di questa rivelazione risplende in noi in Cristo, il quale nello stesso tempo è il mediatore e la pienezza dell’intera rivelazione". E quindi con Lui tutto è stato detto e fatto. Ora si tratta per l’uomo di ascoltare quanto è stato detto, di partecipare sempre più profondamente al mistero di Cristo, finché Egli sia "tutto in tutti".

2. Dobbiamo ora riflettere sul servizio che la Chiesa deve rendere alla Parola di Dio: il ministero della Parola.

L’apostolo Paolo scrive ai Colossesi: "pregate anche per noi, perché Dio ci apra la porta della predicazione e possiamo annunziare il mistero di Cristo … che possa davvero manifestarlo, parlandone come devo" [4,3-4].

È delineato chiaramente il servizio alla Parola. È un’opera che Dio stesso continua a compiere attraverso il suo apostolo. Questi non decide né tempi né luoghi. È solo mezzo attraverso cui il mistero di Cristo è fatto conoscere, poiché "è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione" [1Cor 1,21].

Dicevo sopra che la Parola di Dio è efficace ed è viva: è per mezzo del servizio della Chiesa ad essa che la parola di Dio è oggi efficace e viva. E quindi è capace di salvare chi vi aderisce con fede anche oggi.

La Parola di Dio è efficace e viva perché nella Chiesa è presente ed operante il Signore Risorto. È questa presenza che impedisce alla Parola di Dio scritta, alla S. Scrittura di trasformarsi in un puro documento letterario e storico; ed impedisce alla Tradizione ecclesiale di essere la mera trasmissione di una dottrina o di una morale insegnateci da Gesù. Non è dunque per mezzo dei dottori che interpretano scientificamente la Scrittura, che Dio parla oggi ai credenti, ma è mediante l’apostolo che rende testimonianza. Fuori dalla Chiesa si trasforma inevitabilmente Cristo nel cristianesimo, una Persona in un insegnamento.

"Il Signore non ha stabilito questa alleanza con i nostri padri, ma con noi che siamo qui oggi tutti in vita" [Deut 5,3]. L’ascolto della Parola di Dio non è un fatto riservato a pochi, un privilegio di alcune anime elette. È avvenimento che accade in ogni generazione [cf. Eb 3.12ss], poiché ogni uomo è chiamato ad entrare nell’Alleanza. L’uomo ascolta la Parola di Dio dalla Chiesa [cf. Rom 10,14-17]. È da questo servizio che la Chiesa rende alla Parola di Dio che dipende tutta la storia e la salvezza del mondo, fino a quando Cristo sarà tutto in tutti.

Ma ora vorrei precisare meglio in che modo la Chiesa svolge questo servizio.

La prima fondamentale ed originale modalità è la celebrazione dei Divini Misteri: è la Divina Liturgia. Essa è la Parola di Dio viva ed efficace: essa realizza ciò che la Parola dice, oggi – qui – per noi. Realizzando, spiega la Parola detta "una volta per sempre". La Parola fa conoscere ciò che accade, vi dicevo sopra, e l’avvenimento realizza ciò che la parola dice. Questa intrinseca connessione, questa unità di Parola-Evento è l’azione liturgica: in modo eminente la celebrazione eucaristica. Senza la Liturgia la Parola di Dio resterebbe morta ed inefficace. Ne deriva che il primo ed originario luogo per "comprendere le Scritture" è la Divina Liturgia.

"Nella santa Liturgia perciò non si hanno semplici suoni di parole bibliche, da ascoltare poi e da meditare in silenzio, e suoni di parole "Liturgiche" a cui si partecipa maggiormente con il canto dell’assemblea. La Liturgia che legge le Scritture fa riassumere in atto, ed in atti, "oggi qui per noi", le Realtà bibliche parlate e scritte, vissute ed operate, raccolte e tramandate nel passato salvifico lungo le generazioni … il passato, quel passato, è rimemorato solo in quanto vi si riconosce da sempre, ma in specie "oggi qui per noi", l’attualità e la stretta pertinenza del presente" della divina Grazia" [T. Federici, Resuscitò Cristo!, Eparchia di Piana degli Albanesi, Palermo 1996, pag. 89].

Leggiamo nella Liturgia la narrazione dei Magi, per esempio, perché vogliamo sapere quanto ora sta accadendo qui per noi: Cristo in noi che siamo pagani. È per vivere ora quanto allora è stato rivelato una volta per sempre: "che cioè i gentili sono chiamati alla stessa eredità" che i figli di Israele.

Ma non si entra nella Divina Liturgia se non attraverso la porta della fede, la quale nasce dalla predicazione della Parola di Dio: è la seconda, fondamentale modalità del servizio ecclesiale alla Parola.

La predicazione della Parola di Dio si articola in tre momenti: il primo annuncio del mistero della volontà di Dio; la catechesi mediante la quale viene comunicata all’uomo la divina Rivelazione nella sua armonica interezza; la teologia mediante la quale l’uomo cerca una più profonda intelligenza della Divina Rivelazione: questa diventa Sacra Dottrina pensata umanamente.

La predicazione della Parola di Dio quindi svolge il suo servizio alla medesima con due finalità: introdurre l’uomo sempre più profondamente nell’intelligenza spirituale della Divina Rivelazione in un cammino che va dalla incredulità alla fede, dalla fede saputa alla fede pensata e vissuta; difendere la divina Rivelazione da quell’astuzia di pensieri umani che tendono ad adulterarla ed a trarre quindi in errore.

La terza modalità fondamentale del servizio ecclesiale alla Parola di Dio può essere compresa partendo da un testo giovanneo. "Chi dice: "lo conosco" e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui, ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto" [1Gv 2,4-5].

La verità di cui parla il testo giovanneo significa la stessa Divina Rivelazione o Parola che è lo stesso mistero del Verbo Incarnato quale si mostra nella sua vita, nelle sue opere e nelle sue parole. "La verità di cui parla è la manifestazione di se stesso agli uomini, e la salvezza da lui data all’uomo mediante la conoscenza di se stesso" [Apollinare di Laodicea].

Ma quando l’uomo conosce veramente questa Divina Rivelazione? Quando ascolta la Parola di Dio? Quando "la verità è in lui"? quando essa diventa vita del credente; quando trasforma tutta la vita del credente, conformandola a Cristo stesso. In sintesi: quando il discepolo ama come Cristo ha amato.

La terza fondamentale modalità del servizio ecclesiale alla Parola di Dio è quindi il servizio della carità. Mediante questo servizio la Parola raggiunge il suo adempimento ultimo; diventa pienamente viva ed efficace. Essa non narra solo una storia passata, ma la storia oggi: non è solo descrittiva; è imperativa.

Questo sono le tre modalità fondamentali con cui la Chiesa compie il suo servizio alla Parola di Dio. Non abbiamo tempo di studiare l’ultima armonia che esiste fra queste tre modalità.

3. All’interno del servizio ecclesiale alla Parola di Dio come si colloca il servizio diaconale?

Mi piace iniziare da una "icona liturgica", poiché l’icona che è la Liturgia è e resta "la fonte e il culmine" di tutta la vita della Chiesa. Al centro dell’azione liturgica sta il santo Altare, tavola sulla quale sta il Santo Vangelo e la divina Eucarestia, mediante i quali la Sapienza Verbo incarnato ci dona lo Spirito che ci divinizza.

Il diacono prende dall’altare, dove permanente riposa, il Vangelo della grazia e della misericordia e lo porta con solennità regale all’ambone dove sarà proclamato da lui stresso, e da dove verrà mistagogicamente spiegato dal sacerdote ed ascoltato dai fedeli.

Ecco: fissiamo questa immagine! Il servo del Vangelo, il diacono, sostiene e porta il santo Libro perché sia donato ai fedeli: in questa icona sta la risposta alla nostra domanda.

Il diacono prepara il dono del Vangelo; meglio compie tutte le azioni che sono prerequisite all’annuncio del Vangelo stesso fatto dal sacerdote. Serve la Parola attraverso la "praeparatio Evangelii". Preparare il Vangelo: cosa significa? Compiere con l’uomo, aiutare l’uomo a compiere il suo cammino fino dall’incontro con Cristo, come fece il diacono Filippo [cf. At 8,26ss].

Ma il diacono distribuisce anche il Corpo ed il Sangue del Signore: è al servizio della Carità. È nel Cristo infatti che gli uomini diventano capaci di comunione, e non solo di associazione: capaci di comunicare, non solo di associarsi. È l’icona della seconda modalità del servizio diaconale alla Parola di Dio. Il diacono serve la Parola di Dio perché diventa lo strumento della sua realizzazione. E la Parola di Dio si realizza nella carità. L’efficacità della Parola è l’esercizio della carità. Come entra la Parola di Dio nella nostra persona? Mediante la fede che accoglie la predicazione. Come la fede diventa operante? "per mezzo della carità" [Gal 5,6]. La parola di Dio quindi diventa vita per mezzo della carità.

Non penso che sia ora compito mio scendere ad ulteriori e più precise esemplificazioni. Forse non è neppure bene farlo. Ogni comunità, anzi ogni persona che il vostro ministero vi fa incontrare si presenta con problemi e difficoltà e bisogni non identici.

Mi piace terminare con un pensiero di A. Rosmini. "… la carità è cosa per se stessa così sublime, che in alcun modo non può germinare né dalla volontà dell’uomo, né da quella della carne. Ma essendo Cristo nato ab aeterno da Dio Padre, come suo natural Figliolo, da Dio colla natura divina trasse ab aeterno la carità; e noi formando ora con esso lui un solo corpo partecipiamo per adozione a quella sua generazione sempiterna, e, insieme con lui volontariamente e liberamente della stessa carità … Rallegriamoci dunque ed esultiamo in spirito: noi possiamo con un santo ardire … intraprendere l’opera grande, anzi sovrumana di votarci a quella carità … Poiché vive in noi Cristo e il suo Spirito ama in noi" [Operette spirituali Opere di A. Rosmini 48, CN ed., Roma 1996, pag. 55].

È veramente servo della Parola chi si è votato alla carità, poiché la Parola di Dio non ci rivela che una sola realtà: l’Amore.